Elba lone ride

Ho 5 giorni liberi, dove vado a fare un giro? Vorrei compagnia, ma i giorni che ho a disposizione non si prestano. Vado fino a Roma sulla Francigena, vado al nord? Mmmm meglio restare in Toscana, potrei andare all’Elba…la dovrei girare facile, più ci saranno un sacco di campeggi. Perchè sia La mia Costante che l’altra persona a cui interessa che sia al mondo (leggasi mia madre) mi dicono la stessa cosa, ok che vai da solo, ma DORMI NEI CAMPEGGI!

Ok si può fare. Controllo i traghetti e comincio a cercare i percorsi.

Prendo ispirazione da un articolo pubblicato su Ciclopercorsi e decido di seguire il loro suggerimento di girare l’isola in senso antiorario, scarico dalla loro pagina anche l’unica mappa che porterò con me. La viabilità all’Elba è piuttosto semplice, per cui decido di portarmi una semplice mappa cartacea da tenere nella borsa sul top tube e consultarla al volo, in più integro ovviamente con Google Maps sul telefono. Mi sono organizzato per essere autosufficiente, quindi ho tutto per dormire,cucinare e fare il bucato. Ho cercato di dividere l’isola in 5 tappe così da pedalare per buona parte della mattinata e riuscire a fare un paio di bagni in mare il pomeriggio. Non rispetterò alla lettera il programma causa maltempo e sadomasochismo per le salite.

Sono pronto…si parte.

Giorno 1

Arrivo a Cavo con l’Aliscafo delle 8.40. Alle 9 sono in strada e mi dirigo verso la prima tappa del giro, da Cavo a Portoferraio, passando per la prima salita dell’isola il Volterraio (pendenza media 8% con tratti al 14-17%) Arrivo alla salita del Volterraio salendo a Rio nell’Elba da Rio Marina, docile e graduale. Poi mi becco il Volterraio, la salita vale la pena, è corta ma tosta, soprattuto con la bici carica. Però ripaga soprattutto la vista.

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Soprattuto ripaga la vista quello che si vede appena scollinato.

Il panorama che ti si staglia davanti è mozzafiato. Ma la cosa più bella è che sarà tutta discesa fino a Portoferraio.

Il che sarebbe divertente con la bici da persone serie (freni a disco). Lo è un po meno con la bici carica e gli stramaledetti cantilever.

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Arrivato a Portoferraio mi facevano male le mani.

Arrivato in città mi fermo al primo supermercato utile per comprare del cibo che mi cucinerò da vero #campviber con il fornelletto prestato da Marco. Riparto da Portoferraio dopo aver fatto un breve giretto esplorativo e mi dirigo alla prima spiaggia che visito. La Padulella.

Quando ci arrivo sudato come un arista (sono le 12:40 e mi sono già fatto una bella salita) scendo in spiaggia con la bici carica, entro nel bagno del bar e ne esco vestito solo del costume e del cappellino da ciclista. Scena pessima che però vi compenso subito con questo scorcio.

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Dopo il primo rinfrescante bagno di cui riporto il seguente pensiero “all’elba ci sono i sassi, dovevo portare i sandali da scoglio, quest’anno andavano anche di moda”  riparto alla volta del Golfo della Biodola e più precisamente verso Scaglieri dove ho segnato il primo campeggio sulla mappa.

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Questo è il golfo della Biodola, dove mi aspetta il campeggio e una spiaggia di sabbia adatta alle mie ciabatte da fuori moda.

Scendo, mi fermo al primo campeggio che risulterà essere il più caro del giro, ma anche forse il più attrezzato. Monto il campsite, così da provare tutte le varie attrezzature e non avere sorprese per la notte e lavo il completo da bici , una volta teso il tutto e sistemato il camp, vado in spiaggia a bere una birra e fare un pisolino.

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Sono fiero di me. La mia giornata è iniziata alle 4.40 a Firenze. Alle 21:40 dormo come uno a cui hanno dato una massiccia dose di sedativi.

Giorno 2

Il programma del giorno 2 è di arrivare a Marina di Campo per il primo pomeriggio, facendo la panoramica che costeggia tutta la punta occidentale dell’isola, come il giorno precedente, montare tutto e cercare di essere in spiaggia per le 16.

Parto verso le 9 da Scaglieri e comincio subito bene la giornata con un paio di panorami niente male.

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Costeggio il versante nord dell’isola fino ad arrivare a Marciana Marina, prima di arrivare al paese incrocio delle calette e delle spiagge mozzafiato, come la Paolina in cui mi sono fermato solo per vedere com’era, mi faceva fatica smontare tutto, cambiarmi per fare un bagno e lasciare la bici incustodita e carica in cima alle scale a molti metri di distanza da me. Si non sono normale.

Questa una caletta poco dopo veramente incredibile, accessibile da un sentiero pedonale, anche questa meritava e anche in questa non mi sono fermato.

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Ehhh allora…c’avevo voglia di pedalare. Il clima era bello ventilato e invitava a pedalare e io mi sentivo come Vittorio Bottego , grande esploratore. Vi consiglio il Podcast di Lucarelli se non lo avete mai sentito.

Riparto e scopro che il mio percorso passa da Marciana (alta, non Marina) e mi sento in realtà molto più contento…anche oggi faccio un po’ di salita. Salgo a Marciana da una bella stradina nel bosco, tutta all’ombra, che porta alle pendici del Monte Capanne al parcheggio della cabinovia che porta in vetta.

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Mi fermo a Marciana che è circa mezzogiorno, mangio, faccio due chiacchiere con il proprietario della rosticceria e riparto. Scopro che in cima al monte, subito sopra Marciana c’è un santuario, ma per arrivarci serve passare da un sentiero pedonale, lungo 3 km, che non ho voglia di fare, quindi riscendo e imbocco la panoramica in località Sant’Andrea.

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Questa è una delle due Punta Nera dell’isola d’Elba (scoprirò che ce ne sono due, dopo aver acquistato la mappa dei sentieri dell’isola, l’ultimo giorno) sulla panoramica occidentale.

Continuo la mia pedalata fino ad arrivare alla parte sud dell’isola e incontro una spiagia famosa e che, pure se vista dall’alto,risulta veramente incredibile.

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Questa che vedete è la spiaggia di Cavoli e questa foto non gli rende minimamente giustizia. Venire a fare un bagno in questa spiaggia fa parte del programma del mio 3 giorno. Per cui continuo fino a Marina di Campo, dove sistemo il campeggio per la notte e mi vado a fare un bagno in spiaggia con annessa birra e panino.

Giorno 3

Il mio programma dirrebbe: spiaggia Cavoli e primo pomeriggio partenza per campeggio zona Lacona-Capoliveri.

In realtà non è andata così.

Le previsioni meteo che ho controllato danno pioggia per Giovedì e Venerdì e fin qui..vabbè sara questione di modificare l’ultimo giorno.

Inoltre per arrivare a Marina di Campo sono passato vicino al Monte Perone, la cima Coppi dell’Elba.

Il primo giorno in campeggio ho incontrato un ragazzo ciclista con famiglia al seguito che mi ha detto che aveva fatto il Perone e che era una bella salita.

Ovviamente non sono mai andato a Cavoli.

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La prima parte di salita fino a San Piero in Campo ti fa credere che sia una bella passeggiata in salita.

Poi arriva questo cartello e la strada porta alla torre di San Giovanni…

è corta ma mostruosa (i primi tre muri sono 21% – 19% – 27%), soprattutto se come me hai la bici carica di roba e fai schifo in salita perchè sei un “barilotto grassottello” (cit.)

Quando la salita degrada e fai gli ultimi 4 km al 2-4% pensi che ne è valsa la pena solo per i panorami. Ma che fatica.

Arrivato in cima al MOSTRO sono letteralmente da strizzare, mi fermo in cima dove mi cambio il jersey  e metto quello che avevo addosso ad asciugare.

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La vista dalla cima del MOSTRO.

In cima faccio due chiacchiere con questi ragazzi di Massa che sono saliti dall’altro versante. Ovviamente mi sono già scordato i loro normi. Ma gli ho dato l’indirizzo del blog e l’adesivo della tribù, per cui se leggete qui, grazie delle dritte e lo sterrato per scendere era divertente!

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Scendo dal Mostro usando una strada sterrata e scopro perchè le nuove MTB hanno i freni a disco e soprattuto che la borsa ktm, soprattutto se carica non va d’accordo con le vibrazioni dello sterrato, per cui mi devo fermare 3 o 4 volte per ristringere la borsa e per riposare le mani.

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Una volta sceso dal MOSTRO riparto alla volta di Capoliveri, ho deciso causa maltempo di saltare la tappa Lacona e di andare verso Capoliveri, stabilirmi li magari due giorni e se riesco fare la parte delle cave abbandonate nei percorsi del Capoliveri Bike Park.

Per arrivare a Capoliveri mi faccio pure il Monte Tambone, che in confronto al Perone è piatto.

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Questa la vista dal Tambone del Golfo di Lacona e di Capoliveri.

Giorno 4

Il meteo non mi da molta speranza, mi sveglio alle 4 di mattina sotto la pioggia.

La tenda regge benissimo, la pioggia non era forte, ma ho comunque molta della roba bagnata, compreso tenda e asciugamano. Il meteo mi scoraggia abbastanza, quindi decido per evitare di tornare a casa bagnato alla fine del giro e soprattutto perchè per Venerdì ha messo temporale e allerta meteo di fissare una notte in ostello.

In giornata ha messo pioggia. Quindi decido di evitare il giro in sterrato alle cave.

Non me la sento di prendere un acquazzone nel bel mezzo del nulla con tutto il carico.

Mestamente decido di anticipare il rientro a Cavo, passando per l’entroterra, usando una strada non fatta all’andata.

Da Capoliveri vado a Porto Azzurro e da qui a Rio nell’Elba, prendo una panoramica interna che mi porta a Cavo, arrivo a Cavo prestissimo , il tempo fa già schifo e sulla via del ritorno ho incontrato lui:

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Chissà come mai hanno chiuso?

Una volta arrivato a Cavo il tempo si stabilizza un po’.

Così riprendo la bici e vado a fare un giro su un sentiero che ho trovato e mi ha incuriosito, che porta ad una strana costruzione che vedo stagliarsi su un promontorio.

Quando ci si arriva il colpo d’occhio è incredibile.

Fa un po’ NWO, ma è sicuramente scenico cari i miei Tonietti.

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Questa incredibile costruzione che si staglia nel mezzo del nulla su un promontorio è il Mausoleo Funebre Tonietti.

Roba da veri ricconi eccentrici…ma bello. Inoltre si trova su un percorso trekking che si chiama la GTE o Grande Traversata Elbana, assolutamente da fare in un prossimo futuro. Campvibez assicurate.

Finisco la giornata qui bevendo un paio di medie e leggendo la mia nuova Mappa dei Sentieri dell’Elba acquistata di fresco.

Ringrazio tra l’altro i proprietari del Mistral Cafè che anche il giorno dopo mi hanno ospitato mentre una bomba d’acqua inondava Cavo.

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Giorno 5

Mi sveglio tardi, sistemo la bici e mi appresto a prendere l’Aliscafo delle 13, che non passerà mai causa maltempo.

Quindi sono costretto a tornare a Rio Marina e prendere un traghetto il che mi farà ritardare il rientro a casa.

Peccato per il maltempo, altrimenti avrei fatto anche il giro alle cave di Capoliveri.

Conclusioni

Chi va all’Elba con qualsiasi mezzo che non sia una bicicletta non c’ha capito una sega.

Qui i miei tragitti Strava:

Giorno 1 Cavo-Scaglieri

Giorno 2 Scaglieri-Marina di Campo via panoramica

Giorno 3 Marina di Campo-Capoliveri + Monte Perone

Giorno 4 Capoliveri-Cavo rientro

Giorno 4 Mausoleo

Giorno 5 Arrivo a Rio Marina per traghetto

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2 pensieri riguardo “Elba lone ride”

  1. Ciaooo!!! Siamo i ragazzi di Massa.. Cristina e Paolo.
    Veramente un piacere averti conosciuto e grazie per averci messo nel tuo racconto.
    A presto !!!

    Mi piace

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